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Centenario Grande Guerra 1915-2015. Gli eroi toresi morti in guerra
Seconda puntata. Mentre gli intellettuali applaudivano, circa 6 milioni di italiani furono chiamati o richiamati alle armi nei quatto anni di guerra. Dai quarantenni del 1874 ai ragazzi de '99. I destinati al fronte furono quasi 5 milioni. La gran parte di essi era formata da contadini, illetterati e all'oscuro dei motivi del conflitto. In 304 mila rientravano dall'estero. Dalle Americhe in particolare. I morti, limitandoci a quelli per stretta causa di guerra si calcolano attorno alle 680 mila unità. Quasi il due per cento se rapportati alla popolazioni italiana di 36 milioni circa. Ma rapportata alle popolazione attiva, che era di poco più di 12 milioni, la percentuale sale al 5.5 per cento e sale quasi al 15 per cento rispetto ai combattenti. 15 soldati morti per ogni 100 al fronte. E Toro e i toresi fecero la loro parte...






Furono 31 i militari toresi che versarono il loro sangue per la patria. Rapportati ai 2750 abitanti che contava allora il paese, la percentuale è poco più del 1%, circa la metà rispetto al dato nazionale. Verrebbe da dire meno male, al pensiero che il numero dei nostri concittadini poteva essere anche raddoppiato. Certo è che la portata del drammi collettivi non si misura con il bilancino statistico. Nelle orecchie dei nostri vecchi (a riandare ai loro racconti), risuonava sempre il lugubre rintocco della campana a morto che con cadenza inesorabile annunciava all'ora di notte alle madri e ai padri, alle mogli, ai figlioletti, ai familiari e ai concittadini tutti, che un altro torese aveva perso la sua giovane vita al fronte. La famiglia Serpone, in particolare, fu quella più pesantemente colpita, arrivando a contare sei congiunti morti. 6 su 31, quasi il 20% dei caduti toresi!

Questo l'albo d'oro dei militari di Toro caduti nella guerra 1915-1918, stilato al 25 agosto 1920, data di inaugurazione del Monumento a loro dedicato:






Questo modesto omaggio alla loro memoria è illustrato anche dalle foto, che corredano il volume di Nicola Petrucci, Il monumento ai caduti in Guerra inaugurato a Toro il 25 agosto 1920, pubblicato a Faenza nel 1930, nel decennale dell'inaugurazione.





I nomi dei caduti toresi furono scolpiti, a gruppi di nove, a rilevo su quattro targhe lapidee di colore verde (e tali rimaste fino a un discutibile e forse arbitrario restauro del 1997), affisse ai quattro lati dell'obelisco, al di sotto della data, 25 agosto 1920 e della targa con la dedica del Popolo ai suoi "eroici caduti".





Non è facile capire il criterio seguito per annotare i nomi dei caduti in guerra toresi: non è alfabetico e neppure cronologico rispetto alle nascite o ai decessi. Sia come sia i nomi sono stati scolpiti in quest'ordine.
Lato Est, frontale alla piazza, al di sotto della data, 25 agosto 1920, e della dedica :
FRACASSO FRANCESCO - EVANGELISTA VINCENZO - CANZI FRANCESCO - CUTRONE VINCENZO - EVANGELISTA GIOVANNI - SERPONE MERCURIO - D'AMICO RAFFAELE - SERPONE GIUSEPPE - COFELICE MERCURIO





Lato Sud, guardando verso la chiesa:
ROSSODIVITA NICOLA - SIMONELLI FRANCESCO - MARTINO MERCURIO - FERRARA GIOVANNI - ROSSODIVITA MANFREDI - FAZIO ATTILIO - SERPONE GIOVANNI - MANCINI MICHELE - SERPONE NICOLA





Lato Nord, dando le spalle alla chiesa:
SALVATORE MERCURIO - SERPONE CARMINE - TUCCI DOMENICO - MAZZARINO MICHELE - SERPONE GIOVANNI DI FRAN - GROSSO PASQUALE - SIMONELLI DOMENICO - RICELLA GIOVANNI - MARTINO ARCANGELO





Sul lato Ovest, quello che spazia verso la campagna, era apposta la quarta targa, identica per forma, colore e materiale alle precedenti, con i nomi dei restanti quattro caduti, precisamente EVANGELISTA FEL. ANTONIO - TUCCI GIUSEPPE - GROSSO GIUSEPPE - MEZZACAPPA GIUSEPPE. Attorno agli anni Settanta, questa targa è stata sostituita con un'altra di marmo, difforme dalle altre tre, sulla quale dopo i nomi dei quattro caduti suddetti, sono stati incisi anche i nomi di altre tre vittime di guerra: CUTRONE FRANCESCO - FANELLI FRANCESCO - GROSSO MICHELE.





Nella stessa occasione, altre tre targhe di marmo simili a questa quarta rifatta ex novo, furono affisse al di sopra di quelle che abbiamo illustrato, ai tre lati dell'obelisco rimasti liberi Sud, Ovest, Nord: accolgono i nomi di altri militari toresi caduti nella guerre successive (d'Africa, di Spagna e II Guerra Mondiale), e i nomi di due delle tre vittime civili di guerra. Manca ancora il nome della bimba Angelamaria Marcucci, di anni sette, dilaniata con la madre incinta da una cannonata alleata nell'Ottobre 1943. Manca, benché in data 13 novembre 2013, nel corso della seduta del Consiglio Comunale, il consigliere di Maggioranza Nicola Quercio avesse accolto il nostro invito a incidere sul monumento ai caduti anche il nome di Angelamaria, oltre a quello già inciso della madre Maria Teresa Grosso, magari prevedendo un'apposita cerimonia (Clicca e vai al resoconto del Consiglio).

Non vale la pena insistere sulla torpida indifferenza degli attuali amministratori. Meglio tornare al lodevole fervore che caratterizzò la costruzione del Monumento ai Caduti, uno dei primi, se non il primo del Molise, in onore di quanti avevano versato il loro sangue in quella sorta di suicidio collettivo europeo, come ci appare oggi la guerra che i nostri antenati toresi magnificarono invece come "la più grande guerra per l'indipendenza e la redenzione dell'Italia".

Non appena finita la guerra, nel novembre 1918, il dottor Nicola Petrucci aveva affisso un manifesto con l'appello ai suoi concittadini a festeggiare la vittoria "col fare una calorosa accoglienza ai nostri soldati", "senza dimenticare quelli che non tornano". Per i quali, proponeva di innalzare "un piccolo monumento", dando inizio a una sottoscrizione di offerte tra i residenti e gli emigrati nelle Americhe, da lui iniziata con la somma di mille lire, al grido di Viva l'Italia, Viva l'Esercito, Viva il Re.

Due mesi dopo, nel gennaio 1919, il dottor Petrucci rilanciava l'idea, con un manifesto di gratitudine per i suoi concittadini in armi, vivi e morti.



Il dottor Nicola Petrucci, ideatore, promotore e in gran parte finanziatore del Monumento ai Caduti di Toro


Bene fece il Consiglio Comunale, con a capo il sindaco Mario Magno, a deliberare il 12 aprile 1919 di non potere l'Amministrazione Comunale "restare muta vero i suoi concittadini che hanno dato la vita per la patria". Nominò a tal fine una Commissione di egregi cittadini con l'incarico di raccogliere le somme destinate alla realizzazione del Monumento, accollandosi il Comune l'onere di contribuire alle spese.

Due mesi dopo, la Commissione, presieduta dal dottor Petrucci e composta dal sindaco Magno, gli insegnanti Giambattista Pifalo e Felice De Sanctis, il sacerdote don Arcangelo Santillo e il signor Nicola Caruso, sollecitava la cittadinanza a contribuire con le offerte, istituendo una sottocomissione di 15 probi concittadini incaricati a raccoglierle.

Nel frattempo era stato individuato nel piazzale della chiesa, di proprietà del Comune e come tale messo a disposizione, il suolo più adatto allo scopo per ampiezza e centralità e nel gennaio 1920, avendo già raccolto una buona somma, si giunse al contratto tra il presidente Petrucci e Raffaele Fagnani fu Giuseppe, "artista di scalpello di Campobasso", coadiuvato dal collega e compaesano Giordano Fioravante, originario di Gambatesa.

L'accordo prevedeva sostanzialmente che il lavoro sarebbe stato realizzato secondo il disegno e le misure fornite dalla Commissione, in pietra viva, al costo di 3950 lire, di cui mille da versare alla firma della stipula.



L'acquerello originale con il progetto del Monumento, datato 6 gennaio 1919,
firmato da Donnino Rossodivita, ex prigioniero di guerra, muratore e pittore dilettante



il 5 agosto 1920, fu posata la prima pietra, benedetta dall'arciprete don Domenico Polcini di Colle Sannita. Nell'incavo della pietra fu racchiusa una pergamena con la scritta:
    "Questo omaggio doveroso a quelli che nella grande guerra offrirono la loro giovinezza per la redenzione e la grandezza della Patria, è stato fatto con le offerte del popolo compresi gli emigrati nelle Americhe, mercé l'interessamento del dott. Nicola Petrucci, che ne è stato il promotore.
    Il monumento, concepito delle sue linee generali dal Petrucci, Presidente del Comitato, è stato disegnato dall'ex prigioniero di guerra Donnino Rossodivita, muratore, ed è stato eseguito dall'artista di scalpello Fagnani Raffaele da Campobasso, coadiuvato dall'altro artista di scalpello Fioravante GIordano da Gambatesa, commerciante di marmi, residente anche a Campobasso,
    La messa in opera è stata fatta dal muratore Nicola Rossodivita
    [Ze Cola Salviètte n.d.r.], e figlio Florindo [padre e fratello di Donnino, n.d.r.], con l'assistenza degli operai Antonio Timperio, ex prigioniero di guerra e l'invalido di guerra Cutrone Antonio di Mercurio".
Il 24 agosto un manifesto annunciava alla popolazione l'inaugurazione del Monumento ai Caduti in Guerra che avrebbe avuto luogo all'indomani mattina, vigilia di San Mercurio, alle ore 10. alla presenza del Prefetto ed altre autorità, cui il Comitato mise a disposizione le automobili per raggiungere Toro.

Di tale memorabile giornata danno testimonianza una serie di fotografie di Alfredo Trombetta e Giambattista De Socio,



Si noti la strada provinciale sterrata a ridosso si quella che oggi è detta Curva di Pantano
e che allora si diceva dei
Pignoli, dei pini


L'arrrivo delle Autorità in Via Pozzillo all'altezza di quello che sarà la gelateria di Nunziatina, sulla sinistra.
Da notare che le case a monte di Nunziatina non erano ancora state costruite




Il corteo in partenza dal Municipio, allogato allora al piano superiore di casa D'Amico
Oggi: Luminiello-D'Amico











L'Onorevole Mario Carusi, oratore ufficiale della cerimonia


Il discorso ufficiale fu tenuto dall'onorevole Carusi, reduce e mutilato di guerra, alla presenza del viceprefetto, nobile Manadori, del capitano Armando Balsamo del Presidio militare di Campobasso, delle autorità locali e dei paesi limitrofi, delle scuole e di tutto il popolo. Seguirono i discorsi del capitano Balsamo, e dei toresi Francesco Capalozza, funzionario dell'amministrazione scolastica, e Nicola Petrucci, presidente del Comitato.






Le autorità ammirano il Monumento


Alfredo Trombetta, autore della foto, così descriverà il monumento in una corrispondenza per "Il Mattino" del 29 - 30 novembre 1922:
    Toro, piccolo paese della nostra Provincia, fu tra i primi ad onorare i caduti [...] Il monumento è di ispirazione romana, eseguito con pietra delle cave di Campobasso. Su tre gradini poggia una base sulla quale sono scolpiti quattro festoni decorativi. Su essa s'innalza una stele, che richiama la caratteristica tradizione degli obelischi e porta inciso tutt'intorno il Bollettino della Vittoria. Nella parte superiore della base sono addossati quattro targoni, che contengono i nomi dei caduti.







Il 3 febbraio 1921, il Comitato approvò il rendiconto finale che prevedeva, Entrate per 4920,85 lire a fronte di 7203,65 lire di Uscite. Il disavanzo di 2282,80 lire fu colmato dal presidente Petrucci "a disprezzo e vergogna di coloro che niente hanno dato". Un gesto davvero nobile che va sottolineato a chiare lettere: don Nicola Petrucci che aveva già versato 1000 lire, finiva in tal modo di accollarsi quasi la metà delle spese complessive. La restante somma fu per 1627 lire raccolta in paese, per 745 lire fuori, e per la bellezza di 1548,85 raccolta nelle Americhe.

Le spese per l'erezione del Monumento e l'inaugurazione erano invece così ripartite:
- 3950 lire per il costruttore del monumento
- 700 lire per le targhe di marmo con i nomi dei caduti
- 1582 lire per la fondazione e la posa in opera
- 427 lire per la ringhiera provvisoria di legno
- 200 lire per le automobili per le autorità
- 200 lire per la banda
- 95 lire circa per paste e vermouth
- 50 lire per una corona di alloro.

Infine, nel 1926, fu possibile cingere il monumento con una ringhiera di ferro, grazie a tre nuove raccolte di fondi che erano state promosse nelle Americhe, ad opera rispettivamente di Giulio Ferrara e Pasquale Tromba, Cosmo Evangelista e Cutrone Antonio, Giovanni Evangelista e Saverio Ferrazzano, e che fruttarono 2136,75 lire. A tale somma si aggiunse il contributo delle Commissioni delle feste, pari a 1300 lire, per un totale complessivo d 3436,75 lire. La ringhiera fu realizzata dal fabbro-ferraio Giuseppe Caruso fu Giovannangelo, al quale andarono 2300 lire, 700 lire occorsero per il basamento in pietra, 300 lire per la messa in opera e 136,75 lire per la tinteggiatura della ringhiera e altre spese. Evidentemente l'inflazione aveva contribuito non poco a far lievitare i costi se si pensa che la ringhiera, sei anni dopo, era venuta a costare quasi la metà di quanto era costato tutto il monumento realizzato nel 1920.

La mobilitazione che nel 1920 prima e nel 1926 poi interessò centinaia e centinaia di toresi, residenti, sparsi per l'Italia e oltre oceano, per onorare la memoria dei concittadini morti nella Grande Guerra, è una delle pagine più belle della nostra storia. Il Monumento ai Caduti consolidò Toro all'avanguardia e lo propose come punto di riferimento per gli altri comuni del Molise.

Dicevano i nostri antenati latini "Bis dat qui cito dat"; - Dà due volte chi dà presto! Una volta tanto è bello magnificare il comportamento dei toresi. Non solo generosi, non solo tempestivi (e quindi generosi due volte), ma anche capaci di progettare e realizzare un monumento elegante e molto raffinato. A propostito di Toro, scriveva Vincenzo Fonzo nel suo Molise e molisani, edito nel 1927: "Una bella chiesa a tre navate, linda, suggestiva, .la cui entrata è cinta da magnifica balaustra di pietra su comoda, soda e ben tenuta gradinata. Un terrazzino sovrastante ad altro terrazzo più ampio da cui si domina vago panorama e si erge uno dei più semplici ed eleganti monumenti ai caduti nella guerra che abbia visti in questa scorribanda per la provincia: svelta colonnina da cui s'alza stele finente a punta sormontata dalla stella d'Italia; ai lati lastre di marmo nero coi nomi de' morti, attorno una ringhiera di ferro battuto". (p. 76)

C'è da esserne orgogliosi e, anche se il confronto con la realtà di oggi è impietoso, questo confronto bisogna farlo. Solo così si può alimentare la speranza di frenare il declino cui sembra avviato inesorabilmente il nostro paese, per tentare di rilanciarne il ruolo di preminenza e il prestigio goduto nei secoli.



_______________________

Clicca e leggi la Prima Puntata.
Cento anni fa 24 maggio 1915, la guerra. E gli intellettuali molisani applaudivano


Nota: Foto d'epoca di Alfredo Trombetta e Giambattista De Socio
Postato il Martedì, 02 giugno 2015 @ 00:00:00 di giovanni_mascia
 
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