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Restaurata la Madonna della Salute con il ritratto del Cardinale Orsini
Grazie alla sensibilità artistica di Padre Gaetano Iacobucci, un altro piccolo gioiello tra i tanti conservati in quello scrigno d’arte che è il convento di Toro, è stato restaurato. È la “Madonna della Salute”, ovvero la "Madonna con bambino tra i santi Francesco e Bonaventura[?]": un quadro dal valore documentario eccezionale, essendovi raffigurato invece un giovane cardinale Orsini, padrone feudale di Toro e futuro papa Benedetto XIII.



Fresca di restauro, "La Madonna della salute" , di autore ignoto, Fine Seicento-Inizio Settecento
(Toro, Convento di Santa Maria di Loreto)



Si tratta di un'opera che a molti giungerà nuova, data la sua ubicazione appartata sulla cantoria, ovvero, sulla balconata posta sopra il portale di accesso alla chiesa, dove una volta risuonava l’organo con la schola cantorum.

Probabilmente è lì che la tela è sempre stata. Di sicuro era lì il 10 febbraio 1840, quando il sindaco dell’epoca, Domenico Trotta, in esecuzione della ministeriale contenuta nella Circolare in istampa del 17 Ottobre 1839, n. 5525, 2° Uff., si era recato nelle chiese del Comune ed in quella del “Monistero” per inventariare i monumenti storici e artistici ivi esistenti

Annotava il Trotta nell'occasione: “Essendoci quindi portati nell’organo dello stesso Monistero [intendendo dire sulla Cantoria], in un altarino ivi posto evvi l’immagine della Madonna della Salute, avendo ai piedi a destra S. Francesco, e a sinistra S. Bonaventura Cardinale. Essa è a tela, ed è alta palmi cinque, e larga tre [cioè circa cm. 132 x 80, corrispondendo il palmo napoletano a cm 26,45]”.



Così appariva "La Madonna della salute" , prima del recente restauro


Rimandando il lettore curioso al volume di Giovanni Mascia, Affreschi per il papa. Arte, fede e storia nel chiostro e nel convento di Toro, Campobasso 2008, per la lettura dell’inventario completo di tutte le opere d’arte presenti in Convento nel 1840, qui basterà annotare poche ma basilari notizie sul quadro restaurato.






"Santa Maria della Salute": saggi di pulitura durante il restauro


Come si diceva, la tela è databile ai primi decenni del Settecento. In basso al centro, tra le due nuvole che sorreggono San Francesco e il cardinale, vi è la traccia di una iscrizione, forse la firma del pittore, ma non si riesce a leggerla perché il colore è quasi del tutto abraso. Di sicuro l'ignoto pittore ha fatto sua la lezione artistica insita nell'attività napoletana di Luca Giordano.

Quanto al titolo di Madonna della Salute, assegnatole dal Trotta, e da noi utilizzato, esso è indicato nella tela stessa. Precisamente nel volume su cui sta scrivendo il cardinale Bonaventura, inginocchiato ai piedi della Vergine, dove è segnato un versetto delle Litanie Lauretane: “S. Maria / Salus / Infirmo-/ rum” [Ora pro nobis], ossia “Santa Maria, Salute degli infermi [Prega per noi]”.




Dettaglio della tela di Toro: ma è proprio San Bonaventura da Bagnoregio, il cardinale effigiato?


È dubbio, invece, che la figura del cardinale corrisponda a San Bonaventura, il grande teologo francescano, “il serafico dottore”, al quale è dedicata una specifica lunetta del chiostro, anch'essa di recente restaurata. Il Trotta sarà stato spinto a formularla da un convincimento personale, più che da una tradizione viva ai suoi tempi. Certo la mozzetta e il cappuccio nero fanno pensare a un cardinale monaco, ma non certo a un cardinale francescano visto che non indossa la cocolla, il cappuccio e il saio di un seguace di San Francesco. Altrettanto certo è che i tratti somatici del viso giovanile sono assai somiglianti a quelli del cardinale Vincenzo Maria Orsini, frate domenicano, poi papa Benedetto XIII, arcivescovo di Benevento, abate di Santa Sofia e in quanto tale padrone feudale di Toro, che proprio nel convento amava stazionare, quando si trovava in visita pastorale nei comuni della zona.



Benedetto XIII in una stampa settecentesca (Carol Grandi sculpsit)


Lo prova il raffronto con alcune immagini note che ritraggono l’Orsini anziano, per esempio il ritratto su tela di Benedetto XIII, di autore ignoto del XVIII secolo, in dotazione al palazzo vescovile di Benevento e quello del cardinale Orsini inciso da Carlo Grandi.


Questa incisione, più specificatamente, presenta un'innegabile somiglianza con il cardinale della nostra tela, evidenziata nell'ampia fronte, con l'alto, tipico taglio sopracciliare, e nella conformazione dell'orecchio sinistro, del naso, della bocca e del mento. E ciò, nonostante il viso ormai segnato e le guance flaccide e incavate. Ad essa ci siamo attenuti per ipotizzare, quasi venti anni fa, che il cardinale della tela di Toro fosse un ritratto giovanile del futuro Benedetto XIII (cfr. G. Mascia, Toro, “prediletta stanza” del cardinale V. M. Orsini, arcivescovo di Benevento e papa Benedetto XIII, in «Samnium», gennaio – giugno 1997)



Pier Leone Ghezzi, Il Cardinale Orsini sotto le macerie del terremoto di Benevento, 1725 circa, Matelica, chiesa di San FIlippo Neri
(Foto Giancarlo Monachesi)



A dare ulteriore forza all'ipotesi, cancellando ogni residuo dubbio e sancendo definitivamente che il cardinale della tela non solo rassomiglia, ma è proprio l'Orsini è la raffigurazione pittorica soprariportata, venuta alla ribalta della cronaca recente. Il dipinto, che ha fatto bella mostra di sé all'Expo milanese 2015, è opera di Pier Leone Ghezzi- Si intitola Il Cardinale Orsini sotto le macerie del terremoto di Benevento, è stato realizzato nel 1725 circa, ed è conservato a Matelica, nella chiesa di San Filippo (la foto si deve alla cortesia del geologo Giancarlo Monachesi).

Bene: proviamo a stringere la lente di osservazione sulla figura dell'Orsini sommerso dalle macerie del terremoto del 1688 e confrontiamola con il cardinale torese. Non c'è dubbio che siamo davanti alla stessa persona, per quanto nella tela di Toro possa essere stato giovanilmente idealizzato. Si notino i tratti somatici identici: fronte spaziosa, sopracciglia rialzate all'estremità, orecchie rotonde, guance pienotte, naso lungo, bocca piccola, mento a pallina. Si notino altresì i dettagli dello status ecclesiastico: lo zuccotto cardinalizio, e il cappuccio e la cocolla nera da frate (Orsini, lo ripetiamo, era un domenicano), perfino le stesse facciole al collo, sebbene, nel caso torese, non svolazzanti ma compresse sotto la tonaca.



A confronto, a sinistra il Cardinale Orsini sommerso dalle macerie, nel quadro di Matelica
a sinistra come è raffigurato nella tela di Toro



Purtroppo, la gioia dell'Orsini ritrovato ai piedi della Madonna della Salute, non ci ripaga dall'amarezza di aver dovuto registrare nei decenni passati il trafugamento di un famoso, documentato., ritratto del Cardinale feudatario di Toro, che una volta impreziosiva la sagrestia del convento, Ma tant'è.

Con il bel restauro di un quadro tanto prezioso, il recupero di un altro pezzo del notevole patrimonio storico-artistico presente a Toro è stato portato a termine, grazie all'impegno dei frati, di padre Gaetano in particolare. Certo bisognerebbe attivarsi (Comune e Pro Loco) per far conoscere e valorizzare la storia e le interessanti presenze d'arte, ma questo è un altro discorso. Qui entra in campo la sensibilità, la strategia politica, quindi il progetto culturale e turistico che purtroppo sembra ancora assente a Toro.




A sinistra la tela restaurata, a destra come appariva prima del restauro.
recuperato un altro pezzo del patrimonio storico-artistico presente a Toro,


Nota: 6 commenti
Postato il Lunedì, 14 dicembre 2015 @ 10:45:00 di giovanni_mascia
 
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