TORO Web - Il proverbio della settimana (raccolta)
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Il proverbio della settimana (raccolta)
Cari amici di ToroWeb. Dopo la bella accoglienza che avete riservato all'iniziativa del "Sei torese se...", torniamo a chiedere un altro contributo per la salvaguardia della nostra tradizione popolare. Vi invitiamo a mandarci via mail (redazione@toro.molise.it), un proverbio o un modo di dire popolare torese, che i nuovi ritmi e stili di vita tendono a porre nel dimenticatoio.
Per seguire un ordine preciso, in linea con gli almanacchi di una volta, meglio se il proverbio è agganciato al calendario. Il nostro sito pubblicherà in home page il contributo a vostro nome. Grazie e cari saluti.


MESE DI MARZO


Inauguriamo la nuova rubrica, per la quale chiediamo l'aiuto degli amici di ToroWeb come già in occasione del "Sei torese se...":

San Geseppe
'a merenne aspette,
'a Lenzeiate
ce la 'ppruvate
(
Variante: ce l'ha neiate).


San Giuseppe
la merenda aspetta,
l'Annunziata
gliel'ha approvata
(Variante: gliel'ha negata).

Il proverbio si riferisce alle due feste primaverili di San Giuseppe, 19 marzo, e dell'Annunciazione, che cade il 25 marzo, cioè nove mesi esatti prima del Natale (da notare la cronometrica precisione della Chiesa!). Le due ricorrenze ci ricordano che le ore di luce si sono allungate notevolmente. Chi è impegnato nei lavori dei campi, quindi, merita di essere rifocillato anche con la merenda. Sennonché un conto è il calendario, un conto il tempo metereologico, che come in questi giorni di neve può continuare a essere invernale. Di qui il proverbio ambivalente: se davvero è bel tempo e ci si può trattenere nei campi, l'Annunziata conferma la merenda promessa al contadino da San Giuseppe; se invece nevica o fa cattivo tempo, tutti a casa davanti al fuoco e il padrone può risparmiare il pasto aggiuntivo per il lavorante.
Toro, 19 marzo 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

2 /Dopo il proverbio dedicato all'arrivo della primavera e alle festività primaverili di San Giuseppe e dell'Annunziazione, il modo di dire di questa ultima settimana di marzo ci proietta già alla Pasqua:

Mò ze fa i cunte, che jjurne vè Pasque

Sta conteggiando in che giorno cade Pasqua


La locuzione popolare fa riferimento alla mobilità della Pasqua, che come sappiamo può essere bassa o alta, cadere a marzo o ad aprile. Questo aspetto non poteva sfuggire all’occhio smaliziato e fine dei contadini toresi, che dicevano: Mò ze fa i cunte, che jjurne vè Pasque, se qualcuno si mostrava insolitamente pensieroso.
I contadini sono molto bravi a usare la leva del doppio senso. E il loro dire può suonare ironico e sfottente: niente di più facile e inutile (si sa che la Pasqua capita sempre di domenica). Ma può anche significare, più seriamente: niente di meno scontato e discretamente complicato (legato com’è questo calcolo all’epatta, cioè al complesso di undici giorni che vanno aggiunti all’anno lunare per pareggiarlo al solare e conoscere così quando cadrà il plenilunio primaverile, e di conseguenza Pasqua, la domenica successiva).
Toro, 26 marzo 2009 - Redazione di ToroWeb



MESE DI APRILE


3 / Siamo alla vigilia della Domenica delle Palme e della Settimana Santa. Ma è anche primavera. Sono questi i giorni per celebrare gli eterni riti del fidanzamento e dell'amore. Il giovane che sarà cortese con la sua bella la Domenica delle Palme, si vedrà ricambiare la cortesia proprio il giorno di Pasqua. Povero, invece, chi non si comporta proprio galantemente, perché:


S'a palme è fiorite,
a pigne è ssaprite;
s'a palme è de fronne,
a pigne è de vrenne.

(Se la palma è fiorita - cioè inargentata e con foglie di confetti - la pigna (la torta di Pasqua) sarà saporita; / se la palma è di fronde, / la pigna sarà di crusca).

Una variante in termini amorosi del do ut des di classica memoria o, se si preferisce restare in ambito rurale, del Setaccio, mio setaccio, / come mi fai così ti faccio.
Toro, 2 aprile 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

4 / Quelli di Pasqua sono anche i giorni migliori per dare uno sguardo in cucina. È risaputo che

'A pigne, che n’ze fa a Pasque, n’ze fa cchiù

(La pigna – torta tipica – che non si fa a Pasqua non si fa più).

Allargando lo sguardo oltre la lettera e al di là del profumo, sarebbe come dire: – Batti il ferro, finché è caldo – o meglio – Ogni lasciata è perduta.

Lo dicevamo la settimana scorsa, la pigna era anche il dono che la fidanzata rendeva al fidanzato che la Domenica delle Palme le aveva regalato la "palma fiorita", cioè la palma con confetti sistemati tra le foglie inargentate.
Con la pigna, a Pasqua si preparavano altri dolci: pastarelle, biscotti, piccillati e fiadoni (ripieni con cacio e uova o con ricotta o -tipico di Toro- con sangue dolce di maiale). Per le bambine e i bambini si preparavano la zitella e il carosello. Semplici sfoglie di pasta, la prima a forma di donnina, la seconda di galletto, cosparse di confettini colorati con un uovo sodo nascosto nelle pance: erano le uova di Pasqua di un tempo, la felicità dei bimbi di allora.
Toro, 9 aprile 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

5 / All’occhio dei contadini toresi non sfuggiva la circostanza che i giorni di Pasqua, in ossequio all’etimologia del termine, sono i giorni del passaggio tra l’inverno e la primavera. Il popolano torese ha protocollato, infatti, che


Zùcchele, vrùcchele e ppredecature
doppe de Pasque nen cuntene cchiù.


Zoccoli, broccoli e predicatori
dopo Pasqua non contano (servono) più.

Non servono più:
- gli zoccoli di legno, usati dai contadini per non rovinare le scarpe nel fango, perché si spera che il fango dell’inverno stia per diventare un ricordo;
- i broccoli (di rapa), perché‚ ormai induriti e fibrosi, non hanno più niente di gustoso da offrire al palato;
- i predicatori, infine, che erano allora i protagonisti assoluti dei quaranta giorni della quaresima e fonte di attrazione e di svago in chiesa. Essi‚ retaggi del freddo e del rigore penitenziale, non hanno più molto da dire adesso che, al tepore primaverile, la natura rinasce e invita a uscire all'aperto.
Toro, 16 aprile 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

6 / La pioggia nel mese di Aprile, quanto mai opportuna per tonificare il risveglio della natura in piena vegetazione, veniva salutata dai contadini come benedizione del cielo e promessa di raccolti sicuri e abbondanti. Così si diceva:


Vale chiú 'n'acque tra Maie e 'Bbrjle
e nó 'nu carre d'ore e chi u tjre.


Vale più una buona pioggia, tra Maggio e Aprile,
anziché un carro d’oro e chi lo tira.

A conferma della elevata piovosità di questo mese, sempre ad aprile è dedicato un altro antico proverbio torese: ‘Brjle, ógne gócce ‘nu varjle! Aprile, ogni goccia un barile! (lo segnala Musa Pensosa). Naturalmente, allora come adesso, c'era un problema di quantità: una buona pioggia ad Aprile andava benissimo, ma non le piogge continue che praticamente ci stanno funestando più o meno ininterrotamente dallo scorso dicembre provocando le inevitabili conseguenze di frane, allagamenti e - speriamo di no - inondazioni.
Toro, 23 aprile 2009 - Redazione di ToroWeb



MESE DI MAGGIO


7 / Eccoci a maggio. Il pensiero evoca immagini di luce, sole, bel tempo, rose, canti di uccelli, voli di rondini. Purtroppo, non sempre c'è corrispondenza tra quello che dovrebbe essere e quello che è. Avevano ragione i nostri vecchi, che ammonivano:

Iè Maie
e 'ncóre frjdde haie!
Se ne' vvè Lúglie metúre
nen m'arescalle u cúle.


È maggio ed ho ancora freddo.
Se non viene luglio maturo (o mietitore?) non mi riscaldo il culo.

Nella sua brillantezza colloquaile, il proverbio non ha bisogno di nessun commento. Dice la verità, e il freddo invernale di questi giorni e di oggi primo Maggio lo dimostra.
Toro, 1 maggio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

8 / Oh, un colpo d'ala, e finalmente maggio si è messo a fare maggio. Giorni perfettamente in linea con l’iconografia tradizionale del mese lasciataci dalla mascherata di carnevale:

E j' so' maie bille e ben vistute
e porte i sciure e i rose a la Madonne;
e rraglie u cecciarille ben pasciute
j' tire i prète i nide che la scionna
.

Io sono Maggio bello e ben vestito
e porto fiori e rose alla Madonna;
e raglia l'asinello ben pasciuto
mentre tiro le pietre ai nidi con la fionda.


Che poi, dettaglio più dettaglio meno, è la stessa figura riproposta nell’odicina del Carducci, con Maggio che risveglia nidi e cuori e porta ortiche, fiori, serpi e usignoli. Alla quale immagine si può guardare come a una vera e propria riserva di motivi poetici e di canto maggiolino.
Toro, 8 maggio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

9 / Maggio, il mese dell'amore. Non per nulla l'innamorato di Rosinella, la molisana che scende dal Matese, canta con il cuore in festa che si sposeranno a Maggio, tra tante rose. Attenzione, però, perché a Maggio vanno in amore anche gli asini ed è sempre in agguato la presa in giro

A Magge ze spusene i ciucce.

A Maggio si sposano gli asini.

E così, per sfuggire al paragone con gli asini, le coppie che si scambiano il fatidico sì a maggio, nel mese dell'amore, sono sempre più rare.
Toro, 15 maggio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

10 / Maggio è davvero in trionfo. Caldo, luce, sole, da estate inoltrata. E questo nonostante l'incertezza e il freddo dei primissimi gioni del mese. Si capisce allora perché i nostri padri per indicare la natura in pieno rigoglio esclamassero:

Ce cante Maie.

Ci canta Maggio.

La locuzione era usata soprattutto per vantare l'ottima esposizione di un podere e motivare la propria predilezione per quel paradiso in terra, dove anche nei mesi freddi ce cante Maie.
Toro, 22 maggio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

11 / Ci avviamo a congedarci dal mese di Maggio. Quest'anno è stato davvero trionfale come non sempre accade di sperimentare. E lo facciamo con una locuzione ancora una volta dovuta al gusto del gioco di parole, così ben coltivato dai nostri antenati. Che naturalmente si riferivano a Maggio, etichettandolo come:

U mése de maie.

Con traduzione libera e sovrapponibile a seconda dei casi:

Il mese di Maggio.

Il mese di mai

In questa seconda accezione era di solito accompagnato da un'altra locuzione che chiariva bene il senso ironico del discorso: - Quando ci sposiamo? U mése de maie, quanne u ciucce anchiane ammonte pu cerasce, Quando l'asino si arrampica sul ciliegio!
Toro, 29 maggio 2009 - Redazione di ToroWeb



MESE DI GIUGNO


12 / Ed eccoci a Giugno. Un po' freschetto a dire il vero, specialmente se confrontato con il torrido Maggio di quest'anno. Ma poco male. L'importante e che non piova, soprattutto che non piova a dirotto, perché

L'acque de Giúgne strúie u múnne.

L’acqua (pioggia) di Giugno distrugge il mondo.

Ed è intuitivo capirne la ragione: l'acqua danneggerebbe il fieno già raccolto, mentre l'orzo, l'avena e il grano da mietere oramai hanno bisogno solo di sole per riempire la spiga e maturare.
Toro, 5 giugno 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

13 / U fuche a Ssant'Antonie, Il fuoco di Sant'Antonio. 1 - Falò che si accendono a sera, dal 1 al 13 giugno, in diversi punti dell'abitato, in onore del Santo di Padova (altrove più opportunamente con l'agiografia del Santo i fuoco si accendonon in onore di Sant’Antonio Abate, 17 gennaio). Alla sommità dei falò dell'ultima sera, che riescono grandiosi, viene issata e fatta bruciare 'a bambolette, la bamboletta, un fantoccio di stracci e carta colorata, il cui valore simbolico rimane oscuro. Un tempo attorno ai falò le anziane recitavano giaculatorie e i bambini cantavano canzoncine (Per esempio: Sant'Antonio, giglio giocondo/ è nominato per tutto il mondo;/ chi lo tiene per avvocato/ da Sant'Antonio sarà aiutato.// Sant'Antonio è piccolino/ e ci ha la veste a tricchinella, cioè turchinella...). Da qualche decennio, grandi e piccoli preferiscono sgranocchiare biscotti e paste e, l'ultima sera, cavatelli, carni arrostite alla brace e altro ancora. 2 - Fuche a Ssant'Antonie è anche il nome popolare dell'herpes zoster e, per estensione, di forti irritazioni della pelle.
Toro, 12 giugno 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

14 / Non è la prima volta che presentiamo un proverbio dal significato apparentemente scontato, ma che svela in seconda battuta la tipica arguzia contadina.

Vè prjme u Curps Dòmmene e dope San Geuanne

Viene prima il Corpus Domini e dopo San Giovanni.

In apparenza è una banalità bella e buona: la festività del Corpus Domini precede sempre quella di San Giovanni (24 giugno). Sia per il calendario sia per l'importanza. Ma non è questo il significato ultimo del proverbio. Che si ripete per dire che il mangiare viene prima di ogni cosa. Cioè prima provvediamo al "corpo" e poi al resto, per esempio alle convenienze sociali (non dimentichiamo che si chiama il "San Giovanni" il forte legame della comparanza). Insomma. è un po' come dire Prima i denti / e poi i parenti.
Toro, 19 giugno 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

15 / La pioggia, la grandine, l'inaspettato crollo delle temperature di questi giorni hanno fatto tornare di attualità una serie di proverbi legati alla incostabilità del tempo a cavallo tra primavera ed estate. Una piccola raccolta da recitare a mo' di filastrocca ci è stata segnalata da un'amica di ToroWeb, che ringraziamo di cuore:

Iè Maie
e 'ncore fridde haie.
Se ne vvè giugne a otte
ne mme lève u cappotte
Se ne vvé u Paduane
ne mme lève u pastrane.
Se nne vè Luglie meture
ne mm'arescalle i pacche du cule.


È maggio
e ancora freddo aggio
Se non vien di giugno l'otto
non mi leverò il cappotto
Se non viene il Padovano [Sant'Antonio]
non mi leverò il pastrano
Se non vien Luglio maturo [o mietitore?]
non mi riscaldo le chiappe del culo.

Toro, 26 giugno 2009 - Maria Antonietta Di Gironimo




MESE DI LUGLIO


16 / Eccoci a luglio. Luglio mietitore, come dice il proverbio. In passato i braccianti e i contadini poveri si recavano a frotte a mietere in Puglia. Giorni, settimane di duro lavoro, sole infuocato, scarso cibo, pessimo alloggio. E malaria sempre in agguato. Per un tozzo di pane si rischiava la vita. Infatti, qualcuno dei toresi non è più tornato. Gli altri tornavano irriconoscibili. Giustificato, quindi, il canto amaro delle mogli:

Puzz'èsse accise a Púglie e cchi 'a 'vvante!
Te so' mannate cúmm' a 'nu ggiagante.
Sì rremenúte cúmme a 'nu pezzente.

Possano essere ammazzati la Puglia e chi la vanta!
Ti ho mandato come un gigante.
Sei ritornato come un pezzente.

Toro, 3 luglio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

17 / Un altro proverbio sulla mietitura:

Simene quanne vù,
ca sèmpe a lúglie mite.


Semina quando vuoi,
ché sempre a luglio mieti.


Il classico proverbio del mondo contadino ci ricorda che, per a prescindere dalla data della semina, per mietere bisogna sempre aspettare luglio.
Quante volte ci affanniamo per cercare di risolvere problemi che avranno soluzione solo al momento opportuno...
Toro, 10 luglio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

18 / Alla mietitura è associata una figura emblematica della mitologia popolare torese, la donna ricordata come esempio limite di ostinazione femminile, con l'etichetta di:

Quélle che calarne nu púzze.

Da ostinata qual era, si racconta che continuò a sostenere che il grano si mietesse con le forbici e non con la falce anche quando il marito si decise a legarla a una fune e a calarla lentamente nel pozzo con la minaccia di affogarla. - Con che si miete il grano? - Con le forbici. E non ci fu verso di convincerla. Mentre l'acqua si richiudeva sulla testa tappandole la bocca, per l'enesima volta la donna confermò la sua risposta. Protese il braccio fuori dell'acqua e con indice e medio fece il gesto inequivocabile del taglio delle forbici.
Toro, 17 luglio 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

19 / Numerosi e noti i proverbi che esprimono apprensione per l’andamento della stagione o dell’annata da cui dipendevano le sorti di tutta la famiglia contadina. In ossequio al diffuso spirito devozionale, è spesso inevitabile il riferimento ai santi per propiziare buoni raccolti. Per esempio:

Quanne chiove an Sant'Anne
i randjnie vinne cúmme a canne.


Quando piove a Sant'Anna (26 luglio)
il granturco viene (alto e rigoglioso) come canne.


Ed è curioso notare come altrove in Molise, a Jelsi e a Pescolanciano, Sant'Anna sia venerata quasi come novella dea delle messi, mentre nel nostro paese, totalmente distrutto dal terremoto di Sant'Anna del 26 luglio 1805, che vi causò circa 300 morti, la figura della santa sia più modestamente associata al raccolto del grano d'India.
Toro, 24 luglio 2009 - Redazione di ToroWeb



MESE DI AGOSTO


20 / Agosto: per far caldo fa caldo. Come ogni estate sono tornati puntuali finanche gli incendi dei boschi, delle macchie, per ricordarci che gli speculatori sono sempre in agguato con la vigliaccheria dei soliti piromani (ricordate quando dalla TV si cercava di convincerci con la barzelletta dei roghi infernali che scoppiavano per autocombustione?!). Nonostastne tutto, viva l'estate e pazienza per il disagio dell'afa. Tanto è risaputo che

Auste è cape de virne!

Agosto è capo d'inverno!

Il proverbio, assai diffuso nel Meridione d'Italia, ci invita a godere dei giorni belli che sono alla fine. Basta una variazione climatica, un temporale, per ritrovarci a presagire il brutto tempo del prossimo autunno. Dunque, nessuna lamentela. Benvengano questi quattro giorni di caldo. Fra non molto saremo costretti a rimpiangerli...
Toro, 1 agosto 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

21 / Un proverbio in linea con il precedente che ha salutato il mese d'agosto come capo d'inverno. A dire il vero, le giornate già cominciano ad accorciare. L'aria è più frizzante. Perciò calza a pennello l'invito del marito premuroso alla consorte:

'Rrevate Agúste:
meglièra mé, mjttete u bbúste!


Arrivato è agosto:
moglie mia, mettiti il busto.

Beh, certo il busto non fa più parte del corredo femminile, ma lo si può egregiamente sostituire con la canottiera o la maglietta.
Toro, 8 agosto 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

22 / Se capita una giornata di pioggia, non è la fine del mondo. Anzi, il temporale di agosto era salutato con piacere dai contadini, bene al corrente che:

Se chiove déntre Agúste,
ze fa glianne, mèle e múste.


Se piove in agosto,
si prevede un buon raccolto di ghiande, miele e mosto.

Che ci azzeccano le ghiande con il miele e il mosto è presto detto: erano un ottimo cibo e a costo zero per l'allevamento del maiale.
Toro, 15 agosto 2009 - Redazione di ToroWeb

* * *

23 / Nell'apprestarsi della feste patronali, doveroso un proverbio sul nostro Protettore.

San Mercúrie de Benevinte:
sta sèmpre arevetate a vje de Ture.


San Mercurio di Benevento:
sta sempre rivolto verso Toro.

Le ossa del Patrono di Toro, martire scita del III secolo, sono conservate presso il Santuario di Montevergine (AV). Ma un tempo erano tumulate a Benevento, sotto l'altare maggiore della basilica di Santa Sofia. La leggenda non specifica quando e in che circostanza il santo (o forse la sua statua, miracolosamente) manifestasse con lo sguardo il desiderio di essere condotto nel nostro paese. Di qui il detto, cui si ricorre per rimproverare qualcuno per l'eccessiva propensione per un luogo, una persona ecc.
Toro, 22 agosto 2009 - Redazione di ToroWeb


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24 / Dopo .la scorpacciata esitva di sagre, feste e festarelle, un arguto modo di dire torese ci riporta alla realtà di tutti i giorni

Trentasèie agúste, Santa Frégne.

Trentasei agosto, Santa Fregna.

Con la data impossibile e l'irriverente nome della fantomatica santa, ci si divertiva a indicare un giorno di calendario che non esiste e non verrà mai. Qualcosa di analogo al doppio senso celato nel mése de maje, che si limitva a sfruttare l'equivoca resa dialettale del nome del mese..
Toro, 30 agosto 2009 - Redazione di ToroWeb



Segno zodiacale della Vergine
MESE DI SETTEMBRE


25 / Santa Maria, Natività della Vergine, 8 settembre. Una data importantissima nella vita dei nostri abitati in passato. Certificata anche da un modo di dire:

Fà Santa Marje.

Fare Santa Maria.

Dall'8 settembre gli istituti feudali e gli usi locali facevano decorrere l'anno amministrativo, che veniva così a rispecchiare l'evolvere dell'annata agricola. Per esempio, l'8 settembre s'insediavano gli amministratori comunali, che restavano in carica solo un anno.
Anche gli affitti delle case avevano principio e fine in questo giorno. Usanza rispettata fino a pochi decenni fa. Di qui l'espressione Fare Santa Maria nel significato di traslocare, cambiare alloggio.
Toro, 14 settembre 2009 - Redazione di ToroWeb


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26 / "Ci rivediamo alla stagione dei fichi!": era la minaccia e il saluto dei professori che si accingevano a rimadare gli alunni agli esami di riparazione di settembre. Appunto::

Settimbre, ca ficura mósce.

Settembre con i fichi mosci..

Mosci: forse in riferimenti a quelli raccolti a giugno, più rigogliosi dopo il lungo riposo invernale e le benefiche pioggie primaverili.
Toro, 14 settembre 2009 - Redazione di ToroWeb


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27 / Settembre, la stagione dei fichi, dicevamo. E intanto l'estate se ne va, l'estate che per i contadini è la bella, grande stagione, quella del gran lavoro sotto il solo e del raccolto e quindi di un minimo di svago. La stagione per antonomasia. Tant'è vero che la chiamavano propio così
:
'A staggione

Di stagnioni l'annata agricola ne contava solo due: 'a vernate, l'inverno della semina e della lenta maturazione, e 'a staggione, l'estate per l'appunto, la stagione dei frutti.
Toro, 21 settembre 2009 - Redazione di ToroWeb


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28/ San Michele era e resta un santo molto popolare, il cui nome ricorre spesso in bocca ai devoti. I quali, al contrario, evitano di chiamare per nome il diavolo, temendo che chiamandolo per nome possa sentirsi evocato e invitato a manifestarsi. Così si ricorre a una perifrasi, dicendolo:
:
Quille che sta sótte a Ssanta Mechèle,

Colui che sta sotto (i piedi di) San Michele.

Alludendo alla pelle color carbone secondo l'iconografia tradizionale, una variante recita: Njre cumm'a quille che sta sótte a Santa Mechèle, Nero come il demonio, e ciò principalmente in senso figurato ma anche in senso letterale, quando si fa riferimento a persona scura di pelle.
Toro, 29 settembre 2009 - Redazione di ToroWeb



Segno zodiacale della Bilancia
MESE DI OTTOBRE


29 / San Francesco, il convento e i francescani hanno avuto una funzione rilevantissima nella vita sociale torese. Non c'è bisogno di sottolinearlo. Basta evocare una cantilena infantile che recita:
:
Arri arri arri
e ze' moneche va a cavalle
e lu ciúcce ne' curréve
e ze' moneche l'accedève.
E cúrre a nu cumminte,
pareme 'a mane ca mó te dinche,
te dinch'u pane frjsche,
e lu purtame a San Francjsche.
San Francjsche va pa vje
che' 'na lonca cumpagnje:
póce, cavalle e ré,
lass'a mammete e vi' che' mé.

Arri arri arri/ e zi monaco va a cavallo;/ il ciuccio non correva /e zi' monaco lo uccideva. /E corri al convento/ dammi la mano che adesso ti dò (ti meno)/ ti dò il pane fresco / e lo portiamo a san Francesco./ San Francesco va per via,/ con una lunga compagnia... / Pulce (ma anche piscia), cavallo e re,/ lascia tua madre e vieni con me!
Toro, 6 ottobre 2009 - Redazione di ToroWeb


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30 / Fino a qualche decennio addietro, l'agro di Toro era disseminato di vigne. Non c'era famiglia che non ne avesse la propria. E ottobre allora era una festa continua. Anche, per non dire soprattutto, di chi durante l'anno non si era curato né della vigna né del vignaiuolo:
:
Quanne ze zappe e quanne ze pote
n'tinche zeiane e n'tinche nepóte;
vaglie pe velegna':
zie da qua e zie da là.


Quando si zappa e quando si pota
non ho zio né nipote;
vado per vendemmiare:
zio di qua e zio di là.

Vecchia storia: il lavoro non piace, la festa sì.
Toro, 13 ottobre 2009 - Redazione di ToroWeb


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31 / Nei tempi andati era indispensabile mettere da parte qualcosa nei tempi buoni per affrontare le incertezze del futuro. Per questo si sitgmatizzava il comportamento di quanti, al contrario, si davano al bel tempo in ossequio alla massima :

Pane tútte Agúste e vjne tútte vellégne.

Pane per tutto agosto, e vino per tutta la vendemmia


Ovvero, per dirla con un altro detto, il comportamento di chi spandeva e spendeva, in nome del Come sciocche, squaglie (Come fiocca [il raccolto], si scioglie [con lo sperpero.].
Toro, 20 ottobre 2009 - Redazione di ToroWeb


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32 / Chiudiamo il mese di ottobre con un ultimo proverbio dedicato alla vendemmia. Un proverbio dalla duplice interpretazione:

L'úteme de vellégne, ze sfàscene i mettjlle.

A vendemmia conclusa, si rompono gli imbuti (usati per raccogliere e travasare mosto e vino).


I grandi imbuti usati nell'occasione erano fatti con assicelle di legno, come le botti. Niente di più facile quindi che si sfasciassero. Ma era un gran fastidio se ciò accadeva non appena finito di raccogliere l'uva (prima interpretazione di L'úteme de vellégne ). Provvedere a pigiarla senza ausilio di imbuti era impensabile.
Se invece gli imbuti si sfasciavano dopo aver pigiato l'uva e sistemato il mosto nelle botti, intendendo anche queste operazioni con l'espressione L'úteme de vellégne (seconda interpretazione), allora non era un gran male. Ci si poteva consolare: prima della prossima vendemmia, c'era tutto il tempo e il comodo per fare o ordinare degli imbuti nuovi al secchiaio.
Toro, 27 ottobre 2009 - Redazione di ToroWeb


Segno zodiacale dello Scorpione
MESE DI NOVEMBRE


33 / Un proverbio in lingua semiculta ci ricorda una credenza ancora molto diffusa.

La fèsta de li santi vènga vènga,
la Pasqua Epifanie nun vènga mai.


La festa di Ognissanti (1 novembre) venga venga,
la Pasqua Epifania (6 gennaio) non venga mai.

Sono i morti ad augurarselo, i morti che con la Festa dei Santi "si mettono in festa", hanno cioè il permesso di ritornare (non visti) sui luoghi frequentati in vita e, per un paio di mesi abbondanti, fino all'Epifania, darsi al bel tempo.
Toro, 3 novembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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34 / A San Martino, vescovo di Tours, e alla sua festa dell'11 novembre, sono dedicati moltissimi proverbi popolari toresi a cominciare dal popolarissimo 'N Sante Martjne, ze scuprene i vótte e ze pruvene i vjne. (A San Martino si scopron le botti e si provano i vini). In questa circostanza vogliamo ricordarne uno ancora abbastanza in voga:

'A carrire de Sante Martjne!

La carriera di San Martino!

Lo si cita con ironia alludendo alla carriera militare di scarso successo del Santo che, come si racconta, dopo quattordici anni esibiva ancora i gradi di caporale.
Toro, 10 novembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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35/ San Martino è riconosciuto patrono dell'abbondanza. Perciò il nome del Santo vale come saluto propiziatorio rivolto a persone intente ad ammazzare il maiale, a pigiare l'uva, a preparare la salsa, etc. La risposta di benvenuto vale anche come invito a favorire, assaggiare le provviste.

- Sante Martjne! - Bommenúte!

- San Martino! - Benvenuto!

Anziché dare il benvenuto, a volte, per scherzo, si risponde al saluto con un'esortazione in rima, invitando l'ospite a non fermarsi e a proseguire per la sua strada:

- Sante Martjne! - Passe e camjne!

- San Martino! - Passa e cammina!

Toro, 17 novembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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36/ Il 25 novembre la chiesa festeggia le ricorrenze di San Mercurio di Cesarea di Cappadocia (Patrono di Toro), e Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto. Era considerato un giorno fondamentale nell'annata agraria e non solo a Toro, beninteso, perché:

San Mercúrie e Santa Catarjne:
ze coglie 'a uljve ghianche e nére.

A San Mercurio e Santa Caterina
si coglie l'uliva bianca e nera (perché matura).

I tempi cambiano. Una volta si aspettava la festa di San Mercurio per cominciare, al tempo d'oggi hanno già quasi tutti completato la raccolta delle olive.


Toro, 24 novembre 2009 - Redazione di ToroWeb


Segno zodiacale del Sagittario
MESE DI DICEMBRE


37/ Il 4 dicembre è la riccorrenza di Santa Barbara, protettrice contra le morte improvvisa per fuoco. A Toro non ha culti particolari ma è invocata contro i fulmini e la potenza devastatrice dei temporali con questa giaculatoria:

Santa Bàrbera benedétte,
scampece di lampe, di trune e di saiétte,
manni 'n quélla valla scúre
do' n' ce sta nesciúne alme de creiatúre.


Santa Barbara benedetta,
scampaci da lampi, da tuoni e da saette,
mandali in quella valle scura
dove non c'è nessuna anima di creatura.


Ed è ricordata con questo proverbio Santa Bàrbere e 'a saiétte, Santa Barbara e il fulmine, che si cita per etichettare una coppia inseparabile a dispetto dei caratteri inconciliabili dei due.
Toro, 1 dicembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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38/ San Nicola da Bari è festeggiato a Toro il 6 dicembre con una fiera in suo onore. Sono innumerevoli i Nicola toresi. Prima ancora che lo spirito mercantile in genere e la Coca Cola, in particolare, lo camuffassero in una icona del consumismo più spinto nei panni di Babbo Natale, San Nicola era invocato a Toro a protezione dei bambini, con ninne nanne e canzoncine devozionali. Come questa:

Santa Necole che vva pe mmare
va vestute da marenare,
va vestute d'arginte e ore
e ccumme è bbille Santa Necole!.


San Nicola che va per mare,
va vestito da marinaio,
va vestito d'argento e oro
e come'è bello San Nicola!

Toro, 8 dicembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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39/ Ci sono diversi proverbi e giaculatorie incentrati su Santa Lucia, protettrice della vista. Ma la santa della luce è ricordata nella tradizione popolare anche per la sua festa che segna il punto di svolta del sole. Dal 13 dicembre in poi, infatti, il sole ricomincia a tramontare ogni giorno un po' più tardi. Questo il proverbio torese:

'N Santa Lecje,
z'arrallunghene i iurne a quante a 'nu vracche de galljne;
'n Sant'Antune de jennare,
a quante a 'nu crapie pò zempà.

A Santa Lucia (13 dicembre),
i giorni si allungano di un passo di gallina;
a Sant'Antonio di gennaio (17 gennaio),
di quanto un capro riesce a saltare.

Toro, 15 dicembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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40/ Il freddo di questi giorni non tragga in inganno. I nostri vecchi sentenziavano:

Prjme Natale: né frjdde e né fame;
dope Natale: frjdde e fame
.

Prima di Natale: né freddo né fame,
dopo Natale: freddo e fame.

E non si sbagliavano. Solo qualche giorno prima di Natale finisce l'autunno ed entra l'inverno. E con l'avanzare dell'inverno, le provviste alimentari del raccolto cominciavano a scarseggiare.
Toro, 22 dicembre 2009 - Redazione di ToroWeb

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41/ Cambiano i tempi. Fino a qualche decennio fa, il 26 dicembre, nella giorno dedicato a Santo Stefano, la gran parte dei toresi ammazzava il maiale amorosamente allevato per la provvista annuale di salumi e lardo. Ora son rari i toresi che allevano i maiali e Santo Stefano è ricordato solo con il proverbio:

Dura' da Natale a Sante Stèfene,

Durar da Natale a Santo Stefano (da 25 al 26 dicembre),

che è citato per etichettare alcunché di effimero.
Toro, 29 dicembre 2009 - Redazione di ToroWeb


Segno zodiacale del CaprIcorno
MESE DI GENNAIO


42/ Ancora pochi giorni e le vacanze natalizie saranno un ricordo. Ma. per fortuna c'è sempre un ma...

'N Pasque Epifanje,
tútte i fèste pjgliene vje;
'n Sant'Antune de jennare,
tútte i fèste arecumenzame.

All'Epifania (6 gennaio)
tutte le feste vanno via;
a Sant'Antonio di gennaio (17 gennaio),
con tutte le feste ricominciamo.

Da notare la particolarità semantica di Sant'Antune riferito a Sant'Antonio Abate, tradizionale data di inizio del carnevale: Sant'Antonio di Padova è invece Sant'Antonie.
Toro, 4 gennaio 2010 - Redazione di ToroWeb

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43/ Pur non mostrandosi eccessivamente malvagio quest'anno, gennaio ha una pessima fama. Infatti si dice di lui:

Jennare,
scunquassa-pagliare.

Gennaio,
squassapagliai.

Il pagliaio, naturalmente, era la rozza e assai precaria casupola fatta di sterpi, atta a stipar paglia e fieno. Un tempo i pagliai erano assai comuni, adesso non se ne vedono più.
Toro, 11 gennaio 2010 - Redazione di ToroWeb

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44/ La ricorrenza di Sant'Antonio abate [sant'Antune de jennare] protettore degli animali domestici, è data fondamentale nel calendario contadino. Abbiamo già avuto occasione di citare due proverbi ispirati al santo e alla sua festa. Ne aggiungiamo un terzo:

A 'n Sant'Antune,
ogne galljne tè l'uve.

A Sant'Antonio [abate, il 17 gennaio]
ogni gallina ha l'uovo.

Si allude, in particolare alle gallinelle dell'ultima cova, ormai adulte e pronte a ripagare con l'uovo quotidiano la massaia, che si è prodigata a svezzarle.
Toro, 17 gennaio 2010 - Redazione di ToroWeb

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45/ Quest'anno nemmeno Gennaio ne vuole sapere per un po' di neve. E' vero che

Jennare sjcche,
massare rjcche.


Gennaio asciutto,
massaro ricco

Però con un po' di neve staremmo tutti più tranquilli, ben sapendo che:

Quanne frútte u cile,
frútte púre 'a tèrre.

Quando fruttifica il cielo (con la neve),
fruttifica pure la terra.

Toro, 24 gennaio 2010 - Redazione di ToroWeb


Segno zodiacale dell'Acquario
MESE DI FEBBRAIO


46/ Siamo alla vigilia della Candelora (2 febbraio), giorno fondamentale del calendario contadino. Pur se nevica o piove, ci si illude che l'inverno sia alla fine. Ma attenzione, meglio essere prudenti, come ammonisce la cornacchia. Specie se c'è il sole, che può essere un sole ingannatore.

'A Cannelore,
o sciocche o chiove da vernate séme fore.
'A curnacchie fa: - Croccrò,
'n'ate tante ce ne vò!.
'N'óre de seljlle:
quaranta iurne de vernjlle!

La Candelora (2 febbraio),
se fiocca o piove dell'inverno siamo fuori;
la cornacchia fa: - Croccrò,
altrettanto ce ne vuole!;
(a) un'ora di solicino,
(faranno seguito) quaranta giorni invernini.

Toro, 1 febbraio 2010 - Redazione di ToroWeb
47/ Chissà se almeno Febbraio, tenendo fede alla sua fama, ci farà vedere la neve quest'anno. Per il proverbio torese non ci sono dubbi:

Febbraje manchepùtele
méne 'a nève a rutele.

Febbraio malandrino
butta la neve a rotoli.

Machepùtele è intraducibile in italiano. Dovrebbe definire una persona piccola e sgraziata, quale uno immagina sia il Febbraio febbraietto / corto e maledetto del proverbio italiano.
Il rotolo è un’antica unità di misura napoletana pari a 891 grammi.

Toro, 7 febbraio 2010 - Redazione di ToroWeb

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48/ Fino a pochi decenni fa non c'era tempo per festività consumistiche. Anche perché della vita si aveva una visione molto poco romantica. Sapendo bene che i sogni del nido d'amore avrebbero lasciato presto spazio a una realtà molto meno rosea, si ripeteva (un po' per ridere un po' per farsene una ragione):

U prim'anne a core a core
u seconde a cule a cule
u terz'anne a càvece 'ncule.

Il primo anno [da sposati] a cuore a cuore
il secondo a culo a culo
il terzo anno a calci in culo.

Toro, 14 febbraio 2010 - Redazione di ToroWeb

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49/ Abbiamo già presentato il proverbio di febbraio u manchepùtele che almeno in teoria avrebbe dovuto portare neve in gran quantità. Così pretenderebbe anche un altro proverbio:

Febbraje: - Si iurne mi' fússere tútte
faciarrje quaglia' u vjne déntre i vútte.
Febbraio: se i giorni miei fossero tutti
farei ghiacciare il vino nelle botti.

Fatto sta che quest'anno Febbraio non si è fatto dire troppo male. Che sia vero, allora, quest'altro proverbio?

Febbraje curte cúrte:
o mèglie o pèie de tútte.
Febbraio corto corto:
o migliore o peggior di tutti.

Toro, 21 febbraio 2010 - Redazione di ToroWeb


MESE DI MARZO


50/ Che Marzo sia la porta della primavera e della vita che rinasce, non c'è bisogno di ribadirlo. Tra l'altro si dice (o meglio, si diceva) a Toro:

Marze Marzécchie:
l'aiene mi' hanne mjsse i 'mpernécchie.

Marzo Marzecchio:
ai mie agnelli sono spuntate le corna.

Toro, 1 marzo 2010 - Redazione di ToroWeb

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51/ Nella ricorrenza dell'8 marzo, un omaggio sentito alla donna. Un proverbio che esalta la donna virtuosa quale nume tutelare della famiglia.

'Na bona meglière fà 'nu bbune marjte,
ma 'nu bbune marjte ne ffà 'na bbona meglière

Una buona moglie fa un buon marito,
un buon marito non fa una buona moglie.

Toro, 15 marzo 2010 - Redazione di ToroWeb

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52/ Con questo proverbio si conclude il ciclo annuale dei 52 appuntamenti settimanali della nostra rubrica. Ringraziamo tutti voi, amici di ToroWeb, che ci avete onorato della vostra attenzione e specialemte voi che ci avete spedito le vostre mail (redazione(at)toro.molise.it) per presentare proverbi o modi di dire popolari toresi suggeriti dal calendario, che rischiano di essere dimenticati per sempre. E che ora, invece, grazie alla nostra piccola raccolta, sono stati spolverati e messi in bella mostra. Tante belle cose a tutti.

Chiudiamo questa nostra carrellata con un proverbio dedicato alla incostanza di marzo e dei giorni primaverili in genere:

So' i iurne du checúle:
cinte n'ampónne e úne n'assúche.

Sono i giorni del cuculo,
cento a bagnare (con la pioggia) a uno ad asciugare (con il sole)..

Ovviamente lo abbiamo posto qui in funzione scaramantica, con la speranza che con l'arrivo della primavera si avveri l'esatto contrario.

Toro, 15 marzo 2010 - Redazione di ToroWeb

Nota: Si prega di citare la fonte in caso di utilizzazione del testo e delle foto. Questo articolo è protetto da diritti Creative Commons.
Postato il Venerdì, 20 marzo 2009 @ 10:17:07 di giovanni_mascia
 
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