Il cinema in piazza
Data: Friday, 18 May 2007 @ 09:01:27
Argomento: Poesie e racconti


Propaganda politica d'altri tempi. Il figlio del fornaio ci riporta con la mente alla fine degli anni Cinquanta, quando il governo mandava dei furgoni attrezzati in giro per le piazze dei nostri paesi con proiettori cinematografici per illustrare i progressi che la nazione faceva. Era però molto lo scetticismo dei nostri vecchi...



“ E’ arrivata la macchina del cinema, è arrivata!” gridavamo noi ragazzi, euforici, alla fine degli anni cinquanta, nell’osservare quel grosso furgone grigio sul quale v’era la scritta blu “Presidenza del Consiglio” a caratteri cubitali, che ogni cinque anni, puntualmente, arrivava nel nostro paese.
I due operatori provvedevano a far girare il banditore per il paese per richiamare la popolazione in piazza, onde assistere al cinema.
Intanto i due operatori con camicie bianco, issavano un enorme telo bianco alla ringhiera del balcone del Professor Laurelli, collocavano il loro mezzo al centro della piazza, ne facevano fuoriuscire l’enorme proiettore e davano inizio alla proiezione.

In effetti, si trattava di propaganda governativa, e l’ansia di poter assistere a quel cinema diminuiva inesorabilmente dopo pochi minuti.
Stanchi contadini con le pezze ai pantaloni, bambini malvestiti e qualche casalinga analfabeta, osservavano annoiati i grandi progressi della nazione che riguardavano, purtroppo, altre aree del Paese.
Filmati di grandi autostrade, fumanti ciminiere industriali, aereoporti ed avveniristici laboratori, con un commento solenne e retorico, accompagnavano quei filmati.

Una voce metallica, con enfasi, recitava: ” Il grande progresso della Nazione è ammirato in tutto il mondo e l’Italia si avvia a divenire una grande potenza industriale ed economica, che potrà competere con le altre potenze industriali di livello mondiale…”
I nostri contadini si sentivano beffati ad osservare quelle grandi opere realizzate altrove, mentre loro non godevano neanche delle cose più essenziali. Continuavano ad arare con il solito aratro trainato dai muli, attingevano ancora l’acqua dai pozzi, le donne si portavano al fiume per lavare i panni.
Per redimersi da una vita di stenti, per qualcuno di miseria, avevano solo la possibilità di emigrare, portandosi lontano dalla loro terra, dai loro affetti e dai loro ricordi.
Quelle grandi industrie, quelle moderne autostrade, le avrebbero conosciute in seguito nelle lontane terre americane o australiane.
Quindi, stanchi e contrariati da quel filmato, uno ad uno , gli spettatori abbandonavano la piazza. Non si giungeva neanche a metà proiezione, misurabile dalla grande “pizza” che conteneva la pellicola, che continuava a girare lenta ma invano.

Nella piazza ormai deserta, rimanevano solo gli operatori che, annoiati da quel filmato che visionavano ogni sera e del quale forse ne erano pure nauseati, erano tenuti ad attendere pazientemente che la pellicola terminasse , per portare a termine quel loro compito affidato dall’Ufficio Propaganda della Presidenza del Consiglio.






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