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Incontro con Dante Gentile Lorusso |
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![]() In vista della presentazione del suo volume Attraversamenti. Sulla Cultura artistica dell'Ottocento molisano, prevista a Campobasso il prossimo venerdì 18 febbraio 2011, è comparsa a stampa una bella intervista a Dante Gentile Lorusso. La rilanciamo con molto piacere.

ATTRAVERSAMENTI di Dante Gentile Lorusso
Cultura e arte dell’Ottocento Molisano
Dante Gentile Lorusso è artista,
restauratore, studioso,
ricercatore…insomma “portatore”
sano di quel virulento
morbo chiamato cultura!
Il 18 febbraio 2011, alle ore
17,00, nell’Aula Magna del
Convitto Mario Pagano presenterà
la sua ultima fatica
editoriale: “ATTRAVERSAMENTI.
Sulla cultura artistica
nell’Ottocento molisano”.
Una lunga indagine di ricognizione
su pittori e scultori
del Molise attivi nel corso del
XIX secolo. Valutando la sua
produzione letteraria è spontaneo
pensare a lui come ad
un novello Vasari, l’autore de
“Le VITE dei più eccellenti
pittori, scultori, architetti”.
In realtà - ci tiene a precisare - sono solo uno di
coloro che negli ultimi 15-20
anni si sono prodigati, ognuno
interessandosi ad un diverso
periodo storico, per
salvaguardare con opportune
ricerche, la memoria degli
artisti che operarono nella
nostra terra.

Un sintetico bilancio di
questa ricerca: cosa è affiorato
di poco conosciuto e di
interessante?
Ho voluto studiare l’Ottocento
perché è un secolo totalmente
trascurato dalle indagini
critiche di storia dell’arte
del Molise. Si parla in
modo frammentario di qualche
autore, ma non c’è una
ricognizione completa. Non
c’è mai stata su pittori, scultori,
artisti molisani che pur
se straordinariamente interessanti
sono stati completamenti
dimenticati. Di molti
non si conosce nulla, neanche
nei loro paesi natali. Artisti
di grandissimo livello
caduti nell’oblio, ignorati
dalla storiografia della nostra
regione…dell’intero meridione.
Io ho investito anni
di lavoro analizzando documenti
nell’archivio dell’Accademia
di Napoli, consultando
le schede anagrafiche
dei vari studenti, i loro fascicoli
personali con certificati,
informazioni e testimonianze
dirette dei professori. Parliamo
ad esempio di Francesco
Pietrantonio da Casacalenda,
che andò a studiare alla
fine dell’Ottocento a Brera
(invece che a Napoli come si
usava in quei tempi) restando
poi a vivere in Lombardia.
Egli fu compagno di studi di
Pellizza da Volpedo, autore
del famoso dipinto “Il Quarto
Stato” e di Medardo Rosso,
artista che ha anticipato
di mezzo secolo le soluzioni
dell’informale. Eppure a Casacalenda
nessuno sa chi sia.
Ho rinvenuto solo una sua
opera, ma ne ho segnalate diverse
rintracciate dai cataloghi
e dai giornali dell’epoca.
Egli donò un ritratto del Re
al comune di Campobasso,
andato però perso. Ecco il
perché dell’esigenza di delineare
questo percorso dall’inizio
del 1800 fino ai primi
del 1900. Ed ecco il senso
del titolo “Attraversamenti”.
Ben 360 pagine dedicate
solo ad artisti molisani?
Sì! Tutti questi artisti nacquero
in Molise, ma la maggior
parte visse ed operò a
Napoli. Eccezione furono coloro
che tornarono nella terra
natìa per dedicarsi all’insegnamento,
diffondendo la
cultura artistica. Tra essi Leopoldo
Grimaldi, per anni
docente al Mario Pagano, ed
Abele Valerio che svolse la
sua attività di educatore presso
un istituto professionale.
Va evidenziata la lungimiranza
politica dell’epoca:
l’ottanta per cento degli artisti
molisani poté studiare all’Accademia
delle Belle Arti
di Napoli grazie ad un sussidio
erogato dall’allora Provincia
di Molise. Per 6-7-8
anni coloro che avevano un
buon profitto ricevevano il finanziamento.
Gli Amministratori,
consci che nel territorio
non vi era alcuna struttura
idonea, selezionavano i
migliori consentendo loro di
frequentare la prestigiosa e
potente Accademia nella Capitale
del Regno. Essa era la
più antica d’Europa, fondata
dai Borboni a metà Settecento,
con una classe docente
estremamente qualificata e
rappresentava un importantissimo
snodo per le attività
culturali.
Qual è lo stato di conservazione
e di fruibilità delle
opere molisane dell’ottocento?
Alcune opere sono in collezioni
private molisane e di
fuori regione. Moltissime nei
depositi di importanti Musei:
Capodimonte, Galleria dell’Accademia
delle Belle Arti
di Napoli e Galleria Nazionale
d’Arte Moderna di
Roma. Non sono esposte e
quindi potrebbero tornare in
Molise in prestito, come affermano
con piena disponibilità
i vari sovrintendenti e direttori
di museo. Ma la nostra
terra non possiede un idoneo
contenitore espositivo. Si potrebbero
raccogliere opere di
grandissima qualità ed attraverso
di esse raccontare la
storia della cultura artistica
del Molise salvaguardando,
così, la nostra identità di popolo,
tutt’altro che povero ed
ignorante. Si potrebbe finalmente
inaugurare una Galleria
d’Arte Moderna e Contemporanea.
Siamo l’unica
regione priva di una struttura
museale del genere.
Lei ha una proposta concreta?
Il contenitore ideale è quello
dell’ex GIL. Esso è nel Capoluogo,
al centro della città,
con caratteristiche uniche,
nonché con ampia disponibilità
di volumi e spazi. Completerebbe
egregiamente il
tutto una sezione sul “contemporaneo.
Allo stato attuale
sembra che nei secoli successivi
ai Sanniti non sia accaduto
nulla… questo perché
nulla racconta la Nostra Storia.
Per meglio far intendere
la gravità della situazione
parlerei di Arturo Stagliano,
nato a Guglionesi nel 1867.
Fu collaboratore di Leonardo
Bistolfi e realizzò, nel
1926, il Monumento ai caduti
di Treviso. Un suo nipote,
Flavio Brezzo, ha donato al
nascente Museo di Montevarchi
(AR) 5 opere di scultura,
21 disegni e tutto l’archivio
fotografico. A Novembre è
stata inaugurata a Treviso
una mostra su questo artista
ed attualmente l’evento è
ospitato al Cassero di
Montevarchi.Quante donazioni
potrebbero essere fatte
ad una pinacoteca campobassana!
Si valorizzerebbero
così le opere e gli artisti che
le hanno realizzate! In tutta
Italia città e Regioni si attivano
per sviluppare le proprie
risorse turistico culturali,
mentre a Campobasso, Capoluogo
di regione, nulla
sembra muoversi.
A volume
concluso quali motivazioni
rafforzano la convinzione che
“ne valeva la pena”?
Aver avuto la possibilità di
condividere con i mie corregionali
informazioni e notizie
che aprono nuove ed incredibili
prospettive nel panorama
culturale molisano. L’aver
scoperto come negli amministratori
del tempo ci fosse un
intuito ed una capacità progettuale
tutt’altro che antiquata.
C’è un capitolo nell’opera,
apparentemente non in tema,
in cui tratto della più grande
tradizione artigianale campobassana:
l’acciaio traforato.
Anche qui la Provincia,
intuì l’importanza e le potenzialità
di questa attività ed
istituì nel 1840 la prima
Scuola di Disegno. I giovani
artigiani molisani, infatti,
continuavano a conseguire
riconoscimenti, onorificenze
e medaglie d’oro nelle più importanti
mostre nazionali ed
internazionali. Campobasso
era conosciuta in tutta Europa
per le sue “lame”. Ve ne
sono testimonianze nel Museo
di Capodimonte e nell’Armeria
Reale di Torino
dove sono esposte opere di
Scipione Santangelo e Bartolomeo
Terzano. Da noi, invece,
neanche una vetrinetta
che testimoni questa straordinaria
ed originalissima tradizione.
Intravede una qualche
“scintilla”, preludio di un
incendio culturale, nel panorama
politico o semplicemente
nelle attività quotidiane
della società molisana?
La politica non si occupa di
cultura, la politica cerca consensi!
Se l’opinione pubblica
manderà segnali forti, allora
anche gli amministratori si
porranno il problema. Tutti
devono nel loro ambito e nel
loro piccolo “fare pressione”
perché si cambi! Da questo
punto di vista sono fiducioso.
Vedo fermento intorno a me,
la cosi detta società civile lascia
trasparire la propria sensibilità
verso questi temi. E’
il più classico dei circoli virtuosi
in cui si potrà realizzare
anche il desiderio di tanti
collezionisti che voglio donare
alla collettività le importi
opere di cui sono in possesso.
Un’ultima curiosità: l’immagine
in copertina?
È un’opera giovanile di
Angelo di Scetta da Civitanova
del Sannio.Si tratta della
“Strage degli Innocenti”
esposta in una “Biennale
Borbonica”, ovviamente prima
dell’unità d’Italia. Il di
Scetta vinse il “pensionato
artistico” per potersi recare
a Roma al fine di perfezionare
la sua preparazione. All’epoca
i migliori artisti venivano
inviati nella Città
Eterna finanziati dall’Accademia
di Napoli. Le dimensioni
della tela sono considerevoli
circa 2 metri per 3 ed è
conservata nei depositi dell’Accademia,
ovviamente bisognosa
di restauro. Dovremmo
meditare attentamente su
che visione ampia e proiettata
oltre gli angusti confini territoriali
avessero i nostri Padri.
La mia speranza è di poter
ammirare questo capolavoro
stabilmente esposto nel locali
della Galleria d’Arte Moderna
e Contemporanea di
Campobasso.
Paolo Giordano
“Quotidiano del Molise”, sabato 12 febbraio 2011
Clicca e leggi l'intervista sul "Quotidiano del Molise"
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| Postato il Domenica, 13 febbraio 2011 @ 10:30:00 di giovanni_mascia |
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