Hic sunt leones? La cultura nel Molise dell'Ottocento
Data: Tuesday, 22 February 2011 @ 17:16:59
Argomento: Cultura


Il luogo comune dipinge il Molise come terra di arretratezza culturale e civile. Specie nei secoli passati. Ma è davvero così? Alla luce della ricerca di Dante Gentile Lorusso sulla cultura artistica dell'Ottocento molisano, Giovanni Mascia nel suo intervento alla presentazione del volume invita a rivedere il giudizio.


Presentazione del volume Attraversamenti di D. Gentile Lorusso
Aula Magna del Mario Pagano a Campobasso
Tavolo dei relatori


Lascio a Norberto Lombardi e Franco Valente il piacere di presentare il volume per farci rivivere il tempo e il mondo degli artisti ottocenteschi e godere della visione di alcune delle loro opere. Mi limito a una breve testimonianza, che trova la sua giustificazione, sperando che la trovi, nella trentennale amicizia e nell’affinità culturale con l’autore. Spero altresì di interpretare anche i sentimenti della grossa schiera di amici e informatori che in un modo o nell’altro sono stati interpellati da Dante Gentile Lorusso per una notizia, un indirizzo, una foto, un documento, la visione di una o più opere. Insomma per una delle mille e più tracce che hanno reso possibile il percorso di stesura di un volume articolato come quello stasera in presentazione.


Dante Gentile Lorusso

Sì perché Dante Gentile Lorusso, è l’artista e il promotore d’artisti, il restauratore accurato di opere d’arte del patrimonio molisano e delle regioni limitrofe, oltre a essere lo studioso appassionato dell’arte e degli artisti, e della storia oratinese in particolare e molisana in generale. Ma ha una dote che lo contraddistingue più delle altre e valorizza tutte le altre. È umile e disponibile. La sua umiltà lo ha portato e lo porta a contattare chiunque possa aiutarlo, ad affidarsi totalmente alle decine e decine di interlocutori, pronto a sua volta a ricambiare. A cominciare, nel caso nostro, con al corposa lista dei ringraziamenti doverosi e sentiti con la quale ha voluto aprire il volume.

Si racconta che gli antichi cartografi, in difficoltà a disegnare l’Africa Subsahariana se la cavassero con la figura stilizzata di un leone e la dicitura Hic sunt leones, per mascherare la propria ignoranza rispetto a quei luoghi. Qualcosa di analogo è successo al mondo accademico o similaccademico di casa nostra, in difficoltà davanti a gran parte dell’Ottocento molisano. Come i cartografi antichi, anche loro si sono tolti di imbarazzo ricorrendo di volta in volta a tutta una serie di luoghi comuni. I loro leones sono stati i soliti Zurlo, Cuoco, e Pepe l’immancabile miseria, l’arretratezza culturale della massa, aggravata dal mitico isolamento, citati in ogni circostanza… e avanti così che la vita è beata.

Poi succede, ad esempio, che il lavoro lungo, paziente e accurato ha permesso a un ricercatore sul campo come Dante di acquisire giorno dopo giorno, con tenacia e determinazione, informazioni su opere e artisti dimenticati, disconosciuti o addirittura sconosciuti ma non per questo meno artisti, e i confini di un mondo inimmaginato si sono delineati con sorprendente chiarezza. Come un esploratore dei tempi andati, Gentile Lorusso si è avventurato in un territorio a torto ritenuto arido e senza attrattive. E ne è tornato con un tesoro inaspettato. Un tesoro ritrovato. Ma in un certo senso anche un tesoro inventato. non solo in omaggio all’etimologia latina del termine. U tesoro inventato, nel senso che è stato immaginato e vagheggiato prima per verificare poi, con anni e anni di ricerche, che quel tesoro esisteva davvero. Onore al merito, onore al lavoro. Grazie a Dante, il Molise e i molisani tutti sono più ricchi e potrebbero sentirsi ed essere anche un po’ più fieri.


Pasquale Petrucci (Toro 1820 - 1867)
"Allegoria della Carità"
disegno acquerellato, collezione privata, (foto tratta da ATTRAVERSAMENTI).


Senza dilungarsi eccessivamente, a proposito di ricerche sul campo è doveroso precisare che molto spesso il punto di partenza delle sue ricerche fruttuose è appena un nome, non accompagnato da riferimenti di nessun genere. Per esempio, Pasquale Petrucci di Toro. Solo un nome. Anzi una firma che Dante legge su una tela settecentesca, una Madonna del Rosario della parrocchiale di quel paese, tela che fu restaurata dal Petrucci circa un secolo e mezzo fa e che è stata restaurata dallo stesso Gentile Lorusso qualche decennio addietro. È semplicemente entusiasmante porre mente a come da una firma, non supportata da niente altro, sia stato possibile arrivare a delineare la figura di un artista niente affatto disprezzabile, a ricostruire il suo mondo, e a rinvenire alcune sue tele superstiti (molte altre, purtroppo, sono state trafugate di recente dalla casa veneziana di un erede). Quello del Petrucci è solo un esempio tra le decine che si potrebbero citare.

Una grande messe di tracce e informazioni Dante le ha trovate nella documentazione della Provincia di Campobasso, allora corrispondente grosso modo all’intera Regione Molise. Benemerita l’attenzione degli amministratori molisani verso i comprovinciali di talento ai quali, in mancanza di mezzi propri, la Provincia assicurava il sussidio statale per il soggiorno a Napoli e la frequenza della prestigiosa Accademia delle Belle Arti, vera fucina di artisti e di capolavori. In un rispetto dei ruoli encomiabile. Al giovane artista toccava esibire talento e massimo impegno a coltivarlo. All’Accademia somministrare l’insegnamento qualificato e passo dopo passo la certificazione ufficiale dei progressi conseguiti dallo studente. Alla Provincia di Campobasso assicurare i fondi per la formazione artistica e con essa, molto spesso, la promozione sociale del giovane e di conseguenza la promozione culturale del Molise. A ognuno il suo. Senza nessuna ibrida e deprecabile commistione di ruoli. Una tantum, varrebbe la pena di guardare al passato: al nobile mecenatismo degli amministratori ottocenteschi, che si limitavano a fare gli amministratori. Possibilmente bene. Onore a loro.

Un grazie a Michele Iorio che patrocinando la stampa di questo volume ha seguito l’esempio dei suoi antichi predecessori. L’auspicio è che per suo tramite il volume del tesoro artistico ritrovato sia messo a disposizione soprattutto degli studenti e degli studiosi e delle scuole. Grazie all’editore Vincenzo Manocchio, che ha creduto in un progetto editoriale degno. Grazie a Dante Gentile. È stato un piacere condividerne l’entusiasmo e la determinazione e, volta per volta, le scoperte. E stasera, la gioia di apprendere, tutti insieme, che hic, qui in Molise, non erant leones, o meglio non c’erano solo leoni, e non c’erano nemmeno solo uomini rozzi e primitivi annichiliti dalla miseria e dall’isolamento. No, c’erano anche uomini di talento. C’erano uomini che quel talento lo hanno coltivato a prezzo di sacrifici personali enormi, grazie anche al contributo fondamentale della collettività molisana che stasera torna ufficialmente a esserne ripagata.


Francesco Paolo Diodati (Campobasso 1864 - Napoli 1840)
"Monaco che brinda" 1890, cm 186x92
Caffè Gambrinus, Napoli (foto tratta da ATTRAVERSAMENTI).



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Foto S. Nazzario e ToroWeb



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